L’istruzione è inclusiva ?

L’istruzione è inclusiva ?

Percorso a ostacoli per gli oltre 800 mila studenti con background migratorio

Un’ indagine di Save the Children Italia sul pluralismo culturale nelle scuole italiane, ha certificato l’esistenza, in Italia, di profonde disuguaglianze educative legate a diversi fattori quali il territorio in cui si cresce troviamo, le condizioni socio-economiche e familiari e il genere, (per esempio rispetto all’accesso delle ragazze alle discipline scientifiche).
Disuguaglianze educative, compromettono i percorsi di crescita di moltissimi giovani, innanzitutto per il loro futuro, ma anche per il sistema Paese. Le statistiche rilevano infatti come gli alunni con background migratorio (coloro che hanno intrapreso una migrazione o che hanno dei genitori che lo hanno fatto) oggi, incontrano maggiori difficoltà nei percorsi scolastici rispetto ai coetanei. IMMERSE, è un progetto Horizon 2020 di cui Save the Children Italia fa parte, in collaborazione con Università, ONG, aziende esperte nel campo dell’innovazione sociale presenti in Belgio, Germania, Grecia, Irlanda e Spagna. L’obbiettivo principale è creare nuovi modi per capire come si sentano i giovani rifugiati e migranti nella società e nelle scuole in Europa, capire quali cose aiutano davvero i giovani a sentirsi parte della comunità e avere successo a scuola.

“I bambini, le bambine e gli adolescenti, italiani di fatto, ma non per legge, sono più di 800 mila nelle nostre scuole e in costante crescita, ma non beneficiano delle stesse opportunità di sviluppo dei loro coetanei italiani. Il loro percorso formativo è segnato da ostacoli e difficoltà che si manifestano fin dall’infanzia”.
Per questo, sono necessari interventi e politiche ampie che sostengano nella scuola e nella società le opportunità date da una società multiculturale e consentano di far fiorire i talenti di tutte le studentesse e gli studenti, cosa di cui, peraltro, il nostro Paese ha un enorme bisogno per il suo sviluppo”,  dichiara la Direttrice Generale di Save the Children, Daniela Fatarella.

Tra i minori con background migratorio che hanno risposto di aver smesso di frequentare la scuola per periodi prolungati e che non hanno cittadinanza italiana, l’8,3% indica tra le motivazioni principali il fatto che non ci fossero posti disponibili a scuola, il 3,2% la conoscenza limitata della lingua italiana, il 2,2% la necessità di aiutare i genitori a casa e il 2,5% il fatto che la scuola non sia utile. Preoccupante, il dato del 17,9% degli studenti stranieri senza cittadinanza italiana che afferma di non sentirsi mai o quasi mai parte della scuola ma anche della comunità.

Concludendo, riconoscere e promuovere un senso di appartenenza e connessione nelle giovani generazioni migranti all’interno del contesto scolastico italiano è cruciale per favorire l’integrazione e la coesione sociale. Valorizzare le relazioni tra pari, indipendentemente dalle differenze di origine e status giuridico, può diventare un potente strumento per costruire un ambiente accogliente e inclusivo, in cui ogni individuo si senta valorizzato e protagonista del proprio percorso educativo.

Maya Bonaduce
IV C

Collaboratore

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