Caso «Auschwitzland», far riferimento al nazismo non è reato

Caso «Auschwitzland», far riferimento al nazismo non è reato

Il tribunale di Forlì ha assolto in primo grado Selene Ticchi che nel 2018, a Predappio, ha indossato una maglietta con una scritta che celebrava i campi di sterminio nazisti

Forlì-Cesena – È successo a Forlì: Selene Ticchi, che nel 2018 era stata immortalata a Predappio con indosso una t-shirt nera con la scritta “Auschwitzland” che scimmiottava il logo della Disney sostituendo il castello delle fiabe con l’immagine del campo di concentramento, è stata assolta perché il fatto non costituisce reato.
Lo hanno deciso i giudici di primo grado, dopo che la Procura aveva chiesto per lei una condanna a nove mesi e 600 euro di multa per aver violato la legge Mancino che punisce l’esaltazione e la propaganda dei principi del fascismo.
A dare inizio all’iter giudiziario era stata proprio lei che, insieme al marito avvocato, all’epoca si era opposta al decreto penale della Procura di Forlì e alla relativa multa, circa novemila euro.

L’antefatto

Tutto è accaduto cinque anni fa, durante il raduno dei “nostalgici” a Predappio, luogo dove ogni anno si svolgono manifestazioni filofasciste e si celebrano la nascita e la morte di Benito Mussolini, e la marcia su Roma.
Pochi giorni dopo, in un’intervista rilasciata al Corriere di Bologna, Selene Ticchi si scusò pubblicamente: “Lo so, purtroppo ho sbagliato e chiedo scusa. Per problemi familiari sto vivendo un brutto periodo e non ho fatto caso a quale maglietta stessi indossando”.

Bonaduce, Castigliego, Lanciaprima, Spinella, Prevelloni, Vitrani

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