Empatia e medicina: grande partecipazione degli studenti all’incontro con Matteo Bassetti
All’IISS Duchessa di Galliera incontro con l’infettivologo Matteo Bassetti: studenti attenti e partecipi per riflettere sul valore dell’empatia nella professione medica.
Aula magna piena, grande attenzione e molte domande da parte degli studenti. All’IISS Duchessa di Galliera si è svolto un incontro molto partecipato con l’infettivologo Matteo Bassetti, dedicato a un tema tanto semplice quanto fondamentale: cosa significa davvero essere medico oggi.
Al centro della conferenza, l’idea che curare non significhi soltanto applicare protocolli e conoscenze scientifiche, ma anche costruire una relazione umana con il paziente. Un concetto che Bassetti ha raccontato attraverso riflessioni, esempi concreti e storie della propria esperienza professionale.
«Salvare una vita non è un lavoro come un altro» ha spiegato agli studenti. «Bisogna cercare, nonostante le condizioni difficili, di non lasciare indietro nessuno, di non farsi prendere dalla fretta o dall’abitudine, ma di trattare ogni paziente al meglio».
L’incontro ha preso spunto dal libro Essere medico, un testo che riflette sul ruolo del medico nella società contemporanea e sull’importanza delle cosiddette soft skills, le competenze umane e relazionali che accompagnano la preparazione tecnica.
Assistenza, ascolto, dedizione, capacità di comprendere le emozioni del paziente: sono queste le qualità che permettono al medico di creare quella che viene definita “alleanza terapeutica”. Secondo una ricerca dello Stanford Research Institute International, infatti, il successo professionale nel lungo periodo dipende per il 75% proprio dalle competenze relazionali e solo per il 25% dalle competenze tecniche.
Per Bassetti l’empatia è uno degli strumenti più importanti nel lavoro del medico. «È la capacità di comprendere lo stato d’animo del paziente, capire perché reagisce in un certo modo, cosa prova, quali sono le sue emozioni e i suoi pensieri. L’empatia ci permette di entrare in sintonia con chi abbiamo di fronte».
Durante l’incontro gli studenti hanno seguito con grande attenzione e partecipato attivamente al dibattito finale. Le domande hanno toccato temi diversi: dalla vita quotidiana di un medico alle difficoltà del lavoro in ospedale, fino al rapporto tra scienza, comunicazione e fiducia dei pazienti.
Un confronto diretto che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi in modo concreto a una professione complessa e impegnativa, ma anche profondamente umana. Perché, come è emerso più volte durante l’incontro, essere medico non significa solo curare una malattia, ma prendersi cura delle persone.


