I jeans e la loro storia
Un viaggio nella storia del famoso tessuto
Quando pensiamo ai jeans, il famoso tessuto ormai diventato simbolo della moda casual, ci vengono in mente immagini di cowboy, il Far West e, se ci sforziamo un po’, scene quasi propagandistiche di operai americani al lavoro.
Viene subito in mente l’idea che i jeans siano dunque americani; però, e questo può sorprendere molti, l’origine dei jeans è molto più vicina di quanto pensiamo. Di fatto, la parola “jeans” deriva da Jeane o Genes, ovvero Genova in francese.
L’origine del termine risale infatti al 1567, quando iniziò la grande esportazione di questo materiale dal porto di Genova, allora uno dei porti più importanti al mondo. Si racconta che il tessuto venisse prodotto a Chieri (Torino) e, secondo altre versioni, anche a Nîmes (Francia), diventate poi concorrenti, e che successivamente venisse inviato a Genova per essere lavorato.
Nel XV secolo il suo principale uso era quello di tessuto per vele e sacchi, e anche come copertura protettiva per le merci preziose; solo in seguito si scoprì quanto fosse utile per realizzare pantaloni da lavoro resistenti ed economici.
Inoltre bisogna notare che “denim” e “jeans” sono due cose diverse: il primo è un tessuto prodotto a Nîmes (de Nîmes = denim) con cotone e lana, mentre il secondo è un tessuto in twill di cotone, caratterizzato dal suo colore blu proveniente da uno specifico pigmento chiamato Indigofera tinctoria (o indaco dei tintori).

Anche dopo la popolarità del materiale causata dalla fondazione del marchio Levi’s, i jeans erano principalmente considerati pantaloni da lavoro, in particolare utili per cercatori d’oro, minatori, contadini e cowboy.
Intorno alla Seconda guerra mondiale, in America nacque un’eroina in denim chiamata “Rosie the Riveter”, che diventò il simbolo delle milioni di donne che avevano sostituito nelle fabbriche gli uomini andati in guerra.
I jeans arrivarono poi in Europa con i turisti e le truppe americane vincitrici.
Il jeans si trasformò da pantalone da lavoro a icona della moda intorno agli anni ’50, quando, grazie a film come Gioventù bruciata e a generi musicali come il rock and roll, si diffusero tra i giovani ribelli, per poi diventare un capo standard e comune negli anni ’70.
Questo tessuto si può incontrare anche in opere d’arte, come i Teli della Passione in tessuto jeans, esposti nel Museo Diocesano di Genova, che rappresentano scene della passione di Gesù, ovvero i suoi ultimi giorni di vita.
In generale, i jeans hanno una storia molto profonda che ci fa esplorare le vite delle classi sociali meno agiate del passato e l’arte che trasmettono; per questo non bisogna ridurre i jeans a un misero pantalone ormai usato da tutti.
Anna Zumiani 3C

